C’è una domanda che farà sorridere gli appassionati di astrologia: sotto quale segno zodiacale è nato il Napoli? Ufficialmente, la risposta sarebbe Vergine, perché il 25 agosto 1926, data della nascita dell’Associazione Calcio Napoli, il Sole si trovava già nel segno della Vergine. Eppure, per consuetudine, il club viene spesso considerato un Leone, perché nel tempo si è scelto di celebrare il 1° agosto come data simbolica della fondazione. Un Leone, però, a dire il vero, nella centenaria storia del Napoli non c’è mai stato. Il simbolo scelto all’origine fu infatti un altro animale. E non uno qualsiasi: un cavallo.
Il Corsiero del Sole
Quando, il 25 agosto 1926, nacque ufficialmente l’Associazione Calcio Napoli, il fondatore e primo presidente Giorgio Ascarelli non voleva che la sua squadra avesse un semplice marchio commerciale. Voleva darle un’anima.
Cercava un simbolo capace di rappresentare una squadra destinata a unire un’intera città e, allo stesso tempo, a sfidare le grandi potenze calcistiche del Nord. La scelta cadde così su una figura antica e fortemente legata all’immaginario cittadino: il Corsiero del Sole, ribattezzato nel tempo, con orgoglio territoriale, anche “Corsiero del Sud”.
Quel cavallo sfrenato e privo di briglie era una figura araldica carica di significati: forza, energia, fierezza, spirito ribelle. Un’immagine che sembrava perfetta per rappresentare una città che cercava nel calcio un nuovo modo per affermare la propria identità.
Fu Ascarelli, uomo di grande cultura e di ampie vedute, a voler recuperare quella figura e trasformarla nel primo grande simbolo dei calciatori azzurri. Il cavallo rampante comparve così nel primo stemma sociale. Non era soltanto il simbolo della squadra cittadina: diventava idealmente il Corsiero del Sud, pronto a correre sui campi della Divisione Nazionale e a sfidare le potenze calcistiche settentrionali.
Un’immagine di ambizione e di riscatto. E, curiosamente, soltanto sei anni più tardi, un’azienda automobilistica di Maranello avrebbe deciso di adottare come simbolo un cavallino rampante. Ma questa, appunto, è un’altra storia.
Quando il cavallo diventò ciuccio
La rocambolesca storia del simbolo racconta, in fondo, anche la storia del Napoli. Il primo campionato disputato nella stagione 1926-1927 fu infatti disastroso. Gli azzurri riuscirono a conquistare appena un punto, incassando una lunga serie di pesanti sconfitte e la proverbiale autoironia del popolo napoletano non tardò a farsi sentire. Sui giornali umoristici dell’epoca, e in particolare sulle pagine de Il Vaglio, la figura del maestoso cavallo rampante venne trasformata in una caricatura impietosa:
“Ma quale cavallo! Mi pare ‘o ciuccio ‘e Fechella: 36 chiaje e ‘a coda fracica!”
Insomma: altro che Corsiero sfrenato. Quello sembrava piuttosto un asino malconcio, pieno di piaghe e con la coda malridotta. La battuta avrebbe potuto rappresentare un’offesa. Accadde invece qualcosa di profondamente napoletano: la tifoseria e la società se ne appropriarono.

Il nobile cavallo lasciò progressivamente spazio al più popolare e simpatico “Ciuccio”. Da animale araldico a mascotte. Da simbolo di forza a icona affettiva. E proprio quel ciuccio, nato da una presa in giro, sarebbe diventato uno dei simboli più riconoscibili del tifo azzurro.
Il cavallo non è mai davvero scomparso
Nel corso dei decenni, lo stemma del Napoli avrebbe cambiato forma, fino ad arrivare a un’identità visiva estremamente essenziale: una semplice “N”, racchiusa nel tradizionale azzurro, ma la memoria del Corsiero del Sud non è mai scomparsa del tutto.
La sua figura è tornata a essere celebrata anche nelle iniziative legate al centenario del club, riportando alla luce un simbolo che racconta una parte importante delle origini della società. Riscoprire il cavallo rampante voluto da Giorgio Ascarelli significa quindi tornare alle radici del Napoli. Prima ancora del ciuccio, prima della “N”, prima delle grandi vittorie e dei grandi campioni, c’era un cavallo. Un cavallo senza briglie.
Ed è forse proprio questa l’immagine che meglio racconta il carattere del Napoli delle origini: una squadra nata con l’ambizione di correre libera, rappresentare una città intera e sfidare chi, fino ad allora, sembrava irraggiungibile.
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