Esiste vita dopo Antonio Conte. Messa così, la frase può sembrare enfatica, quasi stucchevole, ma in realtà esprime un concetto semplice e altrettanto elementare da spiegare. La storia del Napoli racconta che, dopo ogni allenatore, il club è sempre stato in grado di ricalibrarsi e trovare una soluzione per andare avanti.
È chiaro che non si possano negare alcuni errori. Abbiamo ancora negli occhi le topiche del post terzo scudetto, quando Aurelio De Laurentiis affidò le chiavi della squadra a Rudi Garcia e Mauro Meluso, generando quello che poi ha rappresentato il terreno da cui è germogliata la nuova fase sotto Antonio Conte e Giovanni Manna. Il quarto alloro del Napoli nasce anche da quegli errori, ma la linea di continuità è evidente: De Laurentiis ha sempre scelto in prima persona gli allenatori, talvolta bypassando il direttore sportivo, una modalità che ha spesso funzionato ma che, in alcuni casi, ha anche mostrato criticità. Ed è una dinamica del tutto normale.

Aurelio De Laurentiis è la garanzia del Napoli
De Laurentiis va considerato il garante del Napoli e delle sue ambizioni, perché i risultati sono sotto gli occhi di tutti: è il presidente più vincente della storia centenaria del club azzurro. Per questo motivo è necessario affidarsi alla sua guida, evitando invece di alimentare una guerra di fazioni che si sta riproponendo in questi ultimi tempi.
Napoli, del resto, è una piazza che fatica spesso a compattarsi, che non riesce a trovare un punto di sintesi e che tende a perdersi in uno stato di natura hobbesiano, in quella sorta di homo homini lupus che porta ogni individuo a contrapporsi all’altro. In questi giorni si sta assistendo a una stucchevole tenzone tra pro-Conte e anti-De Laurentiis. Nessuna delle due posizioni ha pienamente ragione: entrambe si alimentano di un fideismo cieco che, per definizione, produce distorsioni, perché non si analizza il fenomeno, ma si aderisce in modo assoluto a una tesi.
Il Napoli sopravvivrà ad Antonio Conte e, come detto, De Laurentiis resta la tutela tecnica del progetto. Il patron è il vero primicerio, una figura che negli anni ha dimostrato, con i fatti, di saper guidare il Napoli, con le sue spigolosità e il suo carattere spesso ruvido, ma sempre orientato al bene del club. E continuerà a farlo anche negli anni a venire, soprattutto in vista dell’anno del centenario.

Napoli superi il conflitto interno
Ciò che non si può accettare è questa continua guerra tra bande. Non si può sostenere che tutti i risultati positivi degli ultimi anni siano merito esclusivo di Antonio Conte, così come non si può sostenere il contrario, attribuendo tutto a De Laurentiis. Le vittorie e le sconfitte sono sempre il risultato di un lavoro condiviso, un pacchetto unico in cui le decisioni vengono prese con diversi livelli di responsabilità ma in un quadro complessivo di collaborazione armonizzata.
In questi giorni, De Laurentiis va immaginato come un peripatetico: cammina e riflette, immerso nelle sue cogitazioni sulla scelta del nuovo allenatore. E il nuovo tecnico troverà condizioni oggettivamente favorevoli: una squadra che ha vinto due titoli in due anni e che ha conquistato due qualificazioni consecutive in Champions League. Altro che macerie, come viene raccontato da una certa narrazione.
Il campo è già stato arato e in parte seminato: ora si tratta di coltivarlo per far crescere frutti maturi. Allo stesso tempo, però, non si può pensare che tutto questo lavoro sia stato svolto esclusivamente da Antonio Conte e dal suo staff. Anche la società ha avuto un ruolo determinante.
Bisogna uscire dalla logica del conflitto permanente, della tensione costante. Il Napoli ha fatto cose importanti grazie ad Aurelio De Laurentiis, alle sue scelte e ad Antonio Conte. I due hanno lavorato in sinergia e si separeranno senza particolari tensioni o problemi. Le criticità, semmai, sono alimentate dalle fazioni contrapposte di cui sopra.
Sarebbe il caso di interrompere questa dinamica, che serve più ai click che a una reale comprensione dei fatti, e che alimenta narrazioni funzionali solo al clamore social. Napoli deve crescere anche sotto questo aspetto, nella capacità di fare gruppo: lo devono fare i tifosi, gli osservatori, i giornalisti e la stessa società. Paradossalmente, la società questo passo lo ha già compiuto, anche nella gestione della separazione. Ora è il resto dell’ambiente a dover dimostrare maturità.
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