Quella che sembrava essere la prima scelta di Aurelio De Laurentiis pare essere orientata verso l’Atalanta. Maurizio Sarri non ne fa una questione di soldi e forse nemmeno di progetto. Forse è una questione di paura, di mancato ingresso in una sorta di comfort zone. Probabilmente questo scritto, questa considerazione, non risulterà popolare e sarà invisa a qualcuno, ma non è una mancanza di rispetto nei confronti di un tecnico che ha dato tanto a Napoli e che ha chiuso la sua esperienza biancazzurra senza la vittoria di uno scudetto che, in realtà, il club meritava e che non è arrivato per tutta una serie di ragioni che non è necessario ribadire in questa sede.
Il peso dell’eredità di Conte e il timore di un nuovo esame a Napoli
Non è una questione di denaro, quindi. L’offerta fatta dall’Atalanta, di poco inferiore ai 3 milioni di euro, era sostanzialmente vicina a quella fatta da De Laurentiis, che concedeva qualche centinaia di migliaia di euro in meno: non tantissimi. A questi livelli una distanza così esigua non è una discriminante. La differenza è fatta da tutta una serie di fattori immateriali che forse hanno condizionato la scelta di Maurizio Sarri.
Aurelio De Laurentiis ha atteso che l’allenatore della Lazio, che sta per liberarsi da Claudio Lotito, concludesse le sue cogitazioni e queste sembrano essersi orientate verso Bergamo: una piazza sicuramente più tranquilla, una piazza nella quale troverà due personaggi che lo hanno fortemente sostenuto e voluto come Pompilio e Giuntoli, che hanno abbracciato l’azzurro negli anni passati e che possono rappresentare figure capaci di proteggere Sarri.
Il tecnico ha le spalle larghe, perché è già stato sulla panchina azzurra, ha già avuto rapporti con De Laurentiis e sa che non è mai semplice interloquire e trattare con il presidente. Ma ha anche fatto parte di realtà molto stressanti come quella inglese del Chelsea, quella della Lazio e quella della Juve, alla quale ha portato l’ultimo tricolore prima che i bianconeri entrassero in una fase catatonica dal punto di vista dei trionfi.
Sarri ha fatto le sue lecite valutazioni. Ricordiamo che il tecnico di Figline Valdarno, proprio in questa stagione, si è fermato per qualche gara a causa di un intervento cardiaco, quindi anche da un punto di vista emotivo forse ha voluto tenere bassi i “giri del motore”.
Bergamo come comfort zone: meno pressioni di Napoli e una Conference League da poter vincere
Bergamo è una realtà calda e appassionata, ma di certo non una piazza che pone le stesse pressioni che pone Napoli. Pressioni che sarebbero aumentate per due fattori: il primo è quello del ritorno, in un anno peraltro particolare come quello del centenario; il secondo è quello dell’eredità. Antonio Conte lascia una squadra che ha vinto uno scudetto (oggi ricorre l’anniversario di quella straordinaria giornata). Una squadra che ha vinto una Supercoppa e che viene da due qualificazioni consecutive in Champions League.
Chi eredita questo patrimonio non può dilapidarlo. La piazza chiederebbe risultati immediati: non trofei certi, ma la possibilità di lottare seriamente per un nuovo scudetto, per una Coppa Italia e per disputare una Champions diversa rispetto all’ultima esperienza continentale. Tutti partono dal presupposto che Antonio Conte non sia un allenatore di coppe e quindi, per differenza, si pretenderebbe forse da Sarri almeno il superamento del girone e un cammino più solido e convincente.
Approcciarsi nuovamente all’azzurro con queste pretese può essere pericoloso per un uomo che vuole sposare un progetto di più ampio respiro temporale. A Bergamo, infatti, dovrebbe ottenere un contratto triennale, proprio per potersi insediare, crescere, costruire e arrivare magari anche a vincere qualcosa.
A proposito di vittorie, l’Atalanta l’anno prossimo disputerà la Conference League, una competizione assolutamente alla portata di una squadra come quella orobica. È molto più semplice vincere una una “coppa periferica”, piuttosto che competere per uno scudetto o fare molto bene in Champions League.

Insomma, Maurizio Sarri ha forse avuto paura della nuova esperienza partenopea. Il Vesuvio è un vulcano bellissimo da guardare, ma è anche qualcosa che incute timore. Ecco, l’ombra di questa paura probabilmente ha condizionato Maurizio Sarri, che sceglierà la sua comfort zone e probabilmente metterà un po’ in difficoltà un De Laurentiis che, in queste ore, viene descritto come non propriamente contento delle scelte del tecnico toscano. Anche perché i primi contatti sono avvenuti ormai un mese fa e ci si attendeva una risposta più solerte, non con il ritardo con il quale il buon Maurizio ha inteso comunicare le (lecite) sue decisioni.
Sarri-Napoli: un matrimonio che (probabilmente) non si farà, che poteva avere una grande quota di romanticismo. Un mancato legame ma che indurrà De Laurentiis ad altre scelte. Il patron azzurro continua a sfogliare la margherita per affidare la panchina a un allenatore affidabile e, perché no, vincente.
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