Rebus allenatore: usato garantito o scommessa? – Il Napoli si avvicina alla stagione del centenario senza il suo condottiero, colui che ha riportato la squadra partenopea sulla cima della piramide attraverso mille difficoltà. Un percorso durato due anni costellato da successi, uno Scudetto e una Supercoppa Italiana, ma anche da fallimenti, l’avventura europea conclusa al 30° posto ed i tanti punti persi durante l’attuale stagione. Sono questi fattori che non si possono escludere dalla valutazione complessiva del biennio Antonio Conte, al netto dei tanti infortuni che hanno decimato il Napoli durante tutta la stagione ed un mercato estivo disastroso e talmente dispendioso da bloccare gli acquisti per la sessione invernale. Casi in cui la responsabilità è condivisa dall’allenatore leccese, dalla società e dai membri dello staff medico.
Il peso dell’eredità lasciata da Conte
Antonio Conte, l’uomo che ha preso in mano una squadra che aveva concluso la stagione successiva al terzo scudetto con un decimo posto a dir poco imbarazzante e che dopo solo un anno ha vinto uno scudetto punto a punto contro l’Inter, nel pieno di quella stessa stagione, si è visto privato del suo top player desinato alla corte parigina e sostituito con Okafor, ai margini del progetto Milan. Lo stesso allenatore che in questa stagione tutt’altro che idilliaca ha portato nella bacheca partenopea una Supercoppa, e che nelle mille difficoltà ci ha sempre messo la faccia assumendosi le sue responsabilità e facendo ammenda, perché Conte è questo: un grande allenatore e un grande uomo.
Tra Sarri, Allegri e le piste estere: quale futuro per il Napoli?
Sostituire una persona del suo calibro sarà estremamente difficile per il presidente Aurelio De Laurentiis, ci sono tanti nomi che orbitano attorno alla società: Sarri, Allegri, Italiano, Grosso. Parte della piazza spinge per un ritorno romantico di Maurizio Sarri, probabilmente condizionati dalla nostalgia e da quei 91 punti che ancora gridano vendetta, l’allenatore toscano è un uomo di calcio al 100% ma i ricordi legati al suo tipo di gioco e a quel Napoli che incantava il mondo possono essere un’arma a doppio taglio, le squadre sono cambiate, i calciatori sono cambiati e lo stesso Sarri ha modificato il suo stile di gioco, ne è la prova l’attuale Lazio.

Italiano e Grosso sono delle scommesse che la società partenopea non può permettersi: Grosso è alla sua prima vera esperienza nella massima serie e, al netto della buona stagione fatta con il Sassuolo, non è ancora pronto per un salto di livello così ampio; per Italiano vale il medesimo discorso, pur essendo in Serie A da anni non è un allenatore pronto per una piazza come Napoli anche per motivi tecnico-tattici, come ad esempio la sua linea difensiva estremamente alta che gli è costata due Conference League e le continue modifiche di formazioni fonte di grande confusione e di gerarchie poco chiare all’interno dello spogliatoio .
Infine c’è Massimiliano Allegri, l’unico tra i candidati a proporre una difesa a tre come Conte, ma pur essendoci delle similitudini nel modulo, i due propongono approcci totalmente differenti nel tipo di gioco. Nessun dubbio sull’Allegri gestore dello spogliatoio, ma le ultime esperienze alla Juve e al Milan raccontano di un allenatore che non si è mai evoluto sul tipo di gioco proposto, basato interamente sulla difesa e la speculazione, un modus operandi che nel calcio moderno ha sempre meno estimatori e sempre meno successo.
Come elemento comune tutti i candidati alla panchina del Napoli hanno il fattore di essere già presenti in Serie A, e dunque la domanda sorge spontanea: la società ha paura di guardare all’estero? In giro per l’Europa ci sono allenatori validi e con esperienza, nomi come: Glasner che ha fatto le fortune del Crystal Palace; Iraola allenatore del Bournemouth, già sicuro di un posto in Europa per la prossima stagione; Farioli reduce dalla vittoria del campionato portoghese, il quale ha dimostrato di essere un valido allenatore anche per piazze ambiziose. Nomi che hanno un appeal internazionale e promotori del tanto agognato bel gioco richiesto nel biennio Conte da alcune fazioni della piazza partenopea.
Dunque, il Napoli sa ciò che lascia ma non sa a cosa sta andando incontro, ha nuovamente il proprio futuro nelle sue mani, nella speranza che ciò non porti a brutte sorprese.
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